27) Malthus. Popolazione e risorse naturali.
In questa lettura, tratta dal suo celebre Saggio sul principio
della popolazione (1798),Thomas Robert Malthus mette in evidenza
il diverso rapporto che intercorre fra l'incremento demografico e
le possibilit di aumento delle risorse naturali.
Th. R. Malthus, Saggio sul principio della popolazione (pagina
99).

In una indagine sui futuri progressi della societ, il modo
naturale di condursi sarebbe quello d'investigare:
1 - le cause che hanno finora impedito i progressi del genere
umano verso il suo benessere;
2 - le probabilit di rimuovere, in tutto o in parte, queste
cause.
Entrare pienamente in questo esame, ed enumerare tutte le cause
che hanno finora ostacolato i progressi umani, sarebbe cosa
superiore alle forze di un solo uomo. Lo scopo principale del
presente saggio  di esaminare gli effetti di una sola gran causa,
intimamente legata alla natura dell'uomo, la quale, quantunque
abbia costantemente ed energicamente operato fin dalle origini
sociali, pure ha attirato poco l'attenzione degli autori che si
sono occupati di questa materia [...].
La causa a cui alludo  la costante tendenza, che hanno tutti gli
esseri viventi a moltiplicarsi pi di quanto permettano i mezzi di
sussistenza di cui possano disporre [...].
Nel regno animale e vegetale, la natura ha profuso i germi della
vita, ma  stata comparativamente avara dello spazio e degli
alimenti necessari al loro moltiplicarsi. I germi esistenti in un
piccolo angolo di terra, se avessero con loro abbondanza di cibo e
di spazio, nel corso di poche migliaia d'anni avrebbero occupato
milioni di mondi. La necessit, legge universale e prepotente in
natura, li reprime entro i limiti prescritti. Le piante e gli
animali son costretti a piegare sotto l'impero di questa legge; e
la razza umana, qualunque sforzo facesse, sarebbe sempre, come
ogni altra, costretta ad ubbidirle.
Per le piante e per gli animali, la cosa procede in modo ben
semplice. Sono tutti portati da un poderoso istinto a moltiplicare
la loro specie; istinto che non viene frenato da alcun
ragionamento o dubbio sul modo di provvedere all'esistenza delle
loro generazioni. Perci spiegano la loro forza di procreazione
dovunque possono, e tutto il sovrappi viene eliminato in un
secondo momento per mancanza di spazio e di viveri; e fra gli
animali, inoltre, per la voracit che li fa preda gli uni degli
altri.
Nell'uomo, gli effetti di questa legge sono molto pi complicati.
Mosso dal medesimo istinto di procreazione, la ragione lo arresta,
e gli propone il quesito se gli sia lecito far sorgere esseri
nuovi nel mondo, per i quali egli non possa provvedere sufficienti
mezzi di sussistenza. Se egli cede a questo ragionevole dubbio, il
suo astenersi si converte spesso in causa di vizi. Se non vi bada,
la razza umana si vedr di continuo tendente ad accrescersi al di
l dei suoi mezzi di sussistenza. Ma siccome, per quella legge
della nostra natura che fa dipendere la vita dal cibo, la
popolazione non pu moltiplicarsi pi di quanto permetta il pi
limitato nutrimento capace di sostenerla, cos s'incontra sempre
un forte ostacolo al suo incremento nella difficolt di nutrirsi;
difficolt che di tanto in tanto deve necessariamente apparire, e
deve risentirsi nella maggior parte del genere umano, sotto l'una
o l'altra fra le varie forme della miseria, o della paura della
miseria [...].
Si pu con tutta franchezza asserire che la popolazione, quando
non  arrestata da alcun ostacolo, si raddoppia ad ogni periodo di
25 anni, crescendo cos in progressione geometrica.
La ragione secondo cui si possa credere che aumentino le
produzioni della terra non  altrettanto agevole a determinarsi.
D'una cosa, tuttavia, siamo ben certi, che questa ragione
dev'essere affatto diversa da quella secondo cui procede l'aumento
della popolazione [...].
L'Europa non  di certo popolata quanto potrebbe. E' in Europa che
esistono le migliori speranze di vedere ben diretta l'industria.
La scienza agraria si  molto studiata nell'Inghilterra e nella
Scozia; e nondimeno vi sono ancora molte terre incolte. Esaminiamo
con quale progressione il prodotto di quest'isola potrebbe
accrescersi sotto le pi propizie circostanze.
Se supponiamo che, con il miglior governo e i migliori
incoraggiamenti all'agricoltura, il prodotto medio dell'isola si
raddoppi nei primi 25 anni, faremo la pi generosa ipotesi che si
possa.
Nel periodo seguente,  impossibile immaginare che il prodotto si
trover quadruplicato. Ci sarebbe in opposizione con quanto
conosciamo sulle attitudini produttive del suolo. Il miglioramento
delle terre sterili  opera che richiede tempo e lavoro; ed 
evidente per chiunque abbia le minime nozioni agricole che, quanto
pi la coltivazione si estende, tanto pi diminuisce l'aumento
possibile del prodotto [...].
Immaginiamo che l'incremento annuo di prodotto, invece di
decrescere, come certo fa, rimanga sempre costante; e la
produzione dell'isola si accresca, ad ogni periodo di 25 anni, di
una quantit eguale a quella del prodotto attuale: il pi
esagerato speculatore non potrebbe immaginare di pi. In pochi
secoli, ogni palmo di terreno in questo paese sarebbe divenuto un
giardino.
Se la medesima ipotesi si applicasse a tutta la terra, e se si
ammettesse che la sussistenza agli uomini fornita dalla terra si
potesse aumentare ad ogni 25 anni di tanto quanto se ne produce
oggi, ci sarebbe un supporre una progressione molto superiore a
quanto sia dato sperare da qualsiasi sforzo dell'industria umana.
Perci possiamo dire che, considerando lo stato presente della
terra, i mezzi di sussistenza, nelle circostanze pi favorevoli
all'industria umana, non potrebbero crescere che in proporzione
aritmetica.
La conseguenza inevitabile di codeste differenti progressioni 
palpabile [...] Posto che la popolazione attuale ascenda a 1000
milioni, la razza umana crescerebbe secondo i numeri 1, 2, 4, 8,
16, 32, 64, 128, 256, e i viveri secondo i numeri 1, 2, 3, 4, 5,
6, 7, 8, 9. In due secoli la popolazione si troverebbe, rispetto
ai viveri, come 256 a 9; in tre secoli, come 4096 a 13; in duemila
anni la differenza sarebbe quasi impossibile a calcolarsi.
In questa ipotesi non si suppone alcun ostacolo all'incremento dei
prodotti della terra. Possono sempre aumentarsi indefinitamente;
e, tuttavia, la forza generativa supera talmente la produzione dei
viveri che, per mantenerla ad uno stesso livello in modo che la
popolazione esistente trovi sempre gli alimenti indispensabili, 
necessario che ad ogni momento una legge superiore formi ostacolo
ai suoi progressi; che la dura necessit la soggioghi; in una
parola, che quello, fra i due princpi contrari, la cui azione 
preponderante, sia contenuto entro certi confini.
F. Tonon, Auguste Comte e il problema storico-politico nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1975, pagine 113-116.
